Acqua, l’oro nero del domani: quanto è importante gestire le risorse idriche in modo sostenibile?

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Le emissioni di gas serra rappresentano la causa principale del cambiamento climatico al quale assistiamo negli ultimi anni. L’aumento delle temperature e la trasformazione dei regimi meteorologici stanno provocando danni incalcolabili all’ambiente e all’intero comparto economico produttivo mondiale. Uno dei principali fattori allarmanti è la significativa riduzione dei ghiacciai, che da sempre rappresentano grossi serbatoi di acqua e fonte di approvvigionamento, molti dei quali sono praticamente estinti ed altri scompariranno probabilmente prima del prossimo secolo. Basti pensare che, come riporta la Nasa, lo scioglimento dei ghiacciai di montagna ha seguito negli ultimi anni un ritmo di 335 miliardi di tonnellate perse ogni anno. A queste si aggiungono quasi 300 miliardi di tonnellate andate perdute all’anno dallo strato glaciale della Groenlandia e quasi 130 miliardi da quello dell’Antartide.

Secondo un recente Rapporto dell’UNICEF e dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulle disuguaglianze nell’accesso all’acqua, dal 2000 ad oggi ben 1.8 miliardi di persone hanno avuto accesso ai servizi di acqua potabile di base, ma ci sono grandi disuguaglianze sull’accessibilità, la disponibilità e la qualità di questi servizi.
Si stima infatti che 1 persona su 10 (785 milioni) non disponga ancora di servizi primari; 144 milioni di persone bevono acqua non trattata e 8 persone su 10 (che vivono in zone rurali) non hanno alcuna possibilità in tal senso.

Sebbene siano stati compiuti progressi significativi verso l’accesso universale all’acqua come diritto imprescindibile, vi sono ancora enormi lacune: troppo spesso l’acqua non è pulita, non è “sicura”, è lontana, oppure l’accesso ai servizi igienici è pericoloso o peggio, limitato.

Quello dell’acqua è un ruolo determinante non solo da un punto di vista sociale e demografico; ma ha acquisito un valore capillare in tutti i processi produttivi e organizzativi della comunità civile.

Il ruolo della risorsa idrica nei processi produttivi e aziendali

L’acqua alimenta tutte le attività dell’uomo e della vita in generale; è stato stimato che l’agricoltura da sola rappresenta il 75% del suo consumo globale, il 10% viene impiegata nel settore domestico e il restante 15% per le altre industrie e i relativi processi produttivi. L’industria tessile, ad esempio, utilizza circa 93 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, cioè il 4% dell’acqua potabile globale. La maggior parte della produzione di cotone è situata in Paesi che già di per sé soffrono la carenza di acqua potabile come Cina, India, USA, Pakistan e Turchia. Inoltre, anche il post-vendita comporta un uso spropositato di risorse: per la cura dei capi ad esempio, pare si impieghino ulteriori 20 miliardi di metri cubi l’anno.

Per avere un’idea di quanto sia importante l’acqua nell’industria si osservi che per produrre 1000kWh occorrono circa 3000 l di acqua, per produrre 1kg di alluminio occorrono circa 1150 l di acqua; per produrre 1kg di carta occorrono circa 100 l di acqua e così via: non c’è produzione industriale il cui processo non richieda acqua.

La questione italiana

Utilitalia, Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, nel “Manuale Siccità” ha condotto un’analisi del consumo idrico nel nostro paese rispetto ai 28 dell’UE e delle risorse necessarie per fronteggiare il cambiamento climatico, asserendo che siccità ed eventi metereologici estremi non possono più essere considerati fenomeni eccezionali, bensì strutturali, e come tali devono essere affrontati.

L’Italia è il paese che in Europa preleva più acqua potabile con 34,2 miliardi di metri cubi, dei quali 9,4 per uso civile.

Ad aggravare lo scenario, poi, è la scarsità delle precipitazioni e temperatura media superiore di 1,65 gradi rispetto ai valori storici.

Utilitalia sottolinea che considerando gli effetti sempre più estremi del cambiamento climatico sono necessari 7,2 miliardi di investimenti per garantire una maggior quantità di acqua disponibile pari a 1,7 miliardi di metri cubi l’anno.

Sono molti e diversificati gli interventi che si potrebbero realizzare per contrastare i problemi legati alla siccità, tra cui: nuovi approvvigionamenti, serbatoi di riutilizzo delle acque reflue, riduzione delle dispersioni e interconnessioni tra acquedotti.

Un altro problema atavico tutto italiano è senza dubbio legato alle infrastrutture; la maggior parte delle quali sono eccessivamente datate.

Le aziende con i loro processi produttivi figurano tra i maggiori consumatori di acqua; a tal proposito nell’ultimo ventennio è nata l’esigenza di misurarne l’impronta idrica, sposando una nuova prospettiva volta alla sostenibilità dei processi produttivi.

Per questa ragione si sono interiorizzati nuovi concetti, procedure, espressioni, processi, come la misurazione dell’impronta idrica, nota come water footprint.

Water Footprint: misurare l’impronta idrica delle aziende

L’espressione Water Footprint sta proprio per impronta idrica; si tratta dell’indicatore del consumo di acqua dolce, sia diretto che indiretto, da parte di un consumatore o di un produttore.
Una definizione che compare per la prima volta nel 2002, perché formulata dal Prof. dell’università olandese di Twente, A.Y. Hoekstra, e che oggi sta attirando l’attenzione di molte realtà aziendali.

La Water Footprint misura la quantità di acqua dolce impiegata nell’intero ciclo di vita di un prodotto o servizio, tenendo conto anche dei consumi evaporati o incorporati e inquinati per unità di tempo.

È una misura volumetrica e fornisce un’indicazione sulla sostenibilità spazio temporale dell’acqua usata per fini antropici.

La determinazione della water footprint è vincolata alle seguenti fasi:

  1. Quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica del prodotto o del processo nel periodo di riferimento
  2. Valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica individuata
  3. Definizione delle strategie volte alla riduzione dell’impronta idrica rilevata

Chiaramente l’impronta idrica non è l’unica cosa che vale la pena misurare. Infatti ogni prodotto, ogni processo e ogni attività delle nostre vite di tutti i giorni comportano estrazione e utilizzo di materie prime, energia, risorse e trasporti, e quindi emissioni di CO2. Per questo motivo l’LCA ci aiuta a conoscere l’impatto di ogni singolo prodotto tenendo conto dell’intero ciclo di vita.

Metodologie applicate per definire un prodotto sostenibile: cos’è l’LCA

La Life Cycle Assessment (LCA) è la metodologia usata a livello internazionale per definire la quantità dei carichi energetici e ambientali e gli impatti potenziali associati ad un prodotto, processo e attività durante il suo intero ciclo di vita.

Relazionata alla Water Footprint, questa metodologia consente di tracciare il volume di acqua dolce impiegato nella fase di prelievo della materia prima, passando per l’impiego della risorsa in ambito di produzione e distribuzione sul mercato, fino allo step dedicato allo smaltimento del prodotto e/o servizio.

Con il metodo LCA, applicato nel rispetto delle norme ISO 14040:2006 e 14044:2018, la determinazione dell’impronta idrica prevede:

  • La compilazione dell’inventario degli input e degli output di un dato sistema
  • La valutazione del potenziale impatto ambientale correlato a tali input e output
  • L’interpretazione dei risultati e il miglioramento dell’impronta idrica rilevata

Imprese e organizzazioni: perché misurare la Water Footprint?

Agire in favore di risorse naturali in riduzione ed a beneficio dell’ambiente si traduce in opportunità imprenditoriali tangibili perché i consumatori premiano le aziende e le organizzazioni che sposano la causa ambientale. Misurando la WF è possibile inoltre: comprendere il consumo idrico diretto e indiretto legato all’organizzazione e/o alla produzione di prodotti; ottimizzare l’impronta idrica e ridurre l’impatto ambientale; migliorare la comunicazione aziendale sia interna che esterna; aumentare l’efficienza delle risorse; efficientare la gestione idrica aziendale considerando le prestazioni ambientali; migliorare la competitività e la sostenibilità del sistema produttivo.

Le imprese che utilizzano la risorsa idrica nei loro processi produttivi e che intendono dimostrare il loro impegno a favore dell’ambiente possono conseguire la certificazione della Water Footprint e dare una mano concreta al Pianeta nel cercare di preservare questa inestimabile ed insostituibile risorsa primaria.

Valorizzare l’acqua con il World Water Day

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992.
In questo giorno, ogni anno, gli Stati facenti parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati a promuovere attività concrete nei rispettivi loro Paesi, così da sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso razionale dell’acqua e sulla sostenibilità degli habitat acquatici.
Oggi l’acqua è minacciata dalla crescita demografica, dalle crescenti richieste dell’agricoltura e dal peggioramento dei cambiamenti climatici; il nostro compito è assumere comportamenti volti a contrastarli e proteggere questa risorsa vitale.
Accrescere la consapevolezza della crisi idrica globale consente di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo 6 presente nel Sustainable Development Goals SDGs: garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti.

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