Digitalizzazione e sostenibilità: processi virtuosi per la ripresa delle PMI

110

La pandemia di Covid-19 ha modificato la scala delle priorità dell’Europa e degli Stati membri. Le politiche di contrasto al virus non hanno però declassato l’importanza che negli anni hanno acquisito la digitalizzazione e la sostenibilità. Oggi più di ieri queste sono le strade sicure per favorire la crescita del PIL nazionale e la ripresa delle PMI italiane.

Digitalizzazione e sostenibilità ambientale: leve di ripresa e di sviluppo per le PMI italiane

Se prima dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 la digitalizzazione e la sostenibilità rappresentavano due strade sicure per il successo aziendale, oggi rappresentano invece un obbligo per qualunque azienda intenzionata a dire la sua nel mercato nazionale e non solo.

Chi lo dice? Lo dimostrano le ricerche e gli studi che in questi mesi sono stati svolti da istituti di importanza mondiale, ma lo dimostrano anche le strategie politiche che l’Europa e l’Italia hanno scelto di sostenere per i prossimi anni.

Perché avviare e accelerare il processo di digitalizzazione aziendale

Studi condotti da Unioncamere e ANPAL, durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria, dimostrano che le imprese che avevano già avviato percorsi di digitalizzazione aziendale si sono mostrate più resilienti nel fronteggiare le difficoltà del lockdown e della pandemia. Chi aveva già adottato un piano volto all’integrazione di tecnologie innovative e digitali ha dichiarato di non aver subito grosse perdite a seguito della prima fase dell’emergenza e di essere riusciti ad adattare l’organizzazione aziendale con rapidità e senza problemi.

Grazie alla digitalizzazione, i processi aziendali diventano più performanti; diviene più semplice acquisire e interpretare i dati e le informazioni, anche quelle relative al grado di soddisfacimento dei clienti. Quello della digitalizzazione è un processo che fa bene a tutti; aiuta i dipendenti a comunicare tra loro in maniera rapida ed efficace, ad interagire con i macchinari, monitorandone lo stato e intervenendo prontamente in caso di guasti o anomalie. E aiuta ancora di più manager e dirigenti, infatti l’uso di tecnologie innovative e digitali semplifica il processo di rilevazione delle informazioni e l’analisi dei budget.

La maturità digitale delle PMI italiane: un gap da colmare

Lo studio effettuato dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano dimostra che su un campione composto da 500 piccole e medie imprese solo il 34% può definirsi “digitally mature”. Un’azienda è “digitalmente matura” quando è consapevolmente pronta ad accogliere un processo di innovazione digitale, e in Italia, purtroppo, lo sono in poche.

Lo studio ha indagato su quattro macro aree di business: cultura e organizzazione per l’innovazione, digitalizzazione dei processi (sia principali che di supporto) e uso di tecnologie ad alto impatto innovative. Ebbene, l’11% del campione rientra nella categoria delle aziende che conoscono i vantaggi e le peculiarità di tali processi e sono in grado di divenire pienamente mature. Il 55% del campione restante, invece, è composto dal 23% delle aziende “digitally immature”, ossia carenti sotto ogni punto di vista per l’aspetto digitale, e dal 32% delle “process oriented”, chi ha compiuto passi in avanti su questo fronte, ma è poco interessato alle tecnologie innovative.

È chiaro che sono ancora troppe le PMI italiane che lavorano nell’inconsapevolezza delle potenzialità della digitalizzazione; un’arma che può giovare alla rinascita del business aziendale, favorire la crescita del PIL nazionale e ridurre il gap digitale esistente tra le PMI europee e quelle italiane.

Sostenibilità: i benefici per chi sceglie di divenire un’azienda virtuosa

Nel dicembre 2019, lo studio curato da Refinitiv – presentato in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – mostrava che il 74% delle aziende italiane aveva adottato una strategia volta alla riduzione delle emissioni atmosferiche.

L’arrivo della pandemia ha posto però le aziende dinanzi a nuovi interrogativi: è giusto continuare ad investire su politiche green o sarebbe più opportuno spostare il capitale investito su soluzioni per la riduzione dei costi?

A distanza di qualche mese e alla luce delle strategie politiche, presenti e future, oggi siamo in grado di affermare che un’esigenza non può e non deve escludere l’altra.

Sostenibilità e riduzione dei costi: priorità che camminano insieme

È vero: le aziende ora devono fare i conti con la ripresa e avviare strategie per aumentare i profitti e ridurre i costi; ma la sostenibilità resta la linea più sicura per conseguire entrambi gli obiettivi.

La sostenibilità può generare liquidità; lo sanno bene le tante aziende che hanno scelto di cominciare un percorso di energy management, ovvero l’unione di tutti quei processi volti all’abbattimento delle spese energetiche per migliorare l’efficienza aziendale.

Un’altra valida alternativa è rappresentata dall’installazione di un impianto di cogenerazione che genera energia elettrica utilizzando gas naturali, biogas e altre risorse rinnovabili.

Soluzioni di questo tipo permettono agli imprenditori di abbattere i costi e migliorare l’impatto ambientale dell’azienda, consentendole così di accedere ad appalti, bandi ed agevolazioni statali. 

Digitalizzazione e sostenibilità saranno le leve del 2021 e degli anni a venire.

Articolo precedenteResponsabilità sociale e ambientale: la svolta della moda “post” pandemia
Articolo successivoClimate Pledge Friendly: il “modello commerciale sostenibile” di Amazon