Green Talks: ThePaac e un nuovo concept di economia circolare

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Green Talks è un format che si propone di raccontare le storie di startup, imprese virtuose, e personalità che si sono distinte nel campo della sostenibilità ambientale e dell’innovazione digitale.

Per il nostro ottavo appuntamento abbiamo scelto di intervistare il team di ThePaac, una startup innovativa basata su un servizio ad abbonamento che ti permette di ottenere un pressoché illimitato.

Spiegaci brevemente cos’è ThePaac e come nasce l’idea? 

“ThePaac è nato in maniera quasi casuale, da un’idea del nostro CEO, Alessandro, che si è trovato nella tipica situazione in cui una fidanzata non riesce a scegliere cosa mettere nonostante abbia un armadio pieno di vestiti. 

Il problema non era la mancanza di abiti, quanto piuttosto non avere capi che rispecchiassero il suo  mood in quel preciso momento.

Così nasce ThePaac, un armadio ad abbonamento con una disponibilità pressoché illimitata e con un riciclo periodico.

Inizialmente pensavamo al nostro servizio esclusivamente al femminile, ma nell’ultimo periodo stiamo valutando un ampliamento del target.

Il nostro sistema si basa su un abbonamento che permette ai nostri clienti di accedere a un box contenente quattro capi (il Paac appunto) che cambiano ogni 14 giorni; al termine delle due settimane il cliente potrà scegliere se acquistare tutti o solo alcuni dei vestiti che ha ricevuto, o semplicemente potrà rimandarli indietro per ottenerne altri quattro.

Tutto ciò si traduce in un significativo allungamento del ciclo di vita dei capi, meno vestiti e più outfit per più persone.

I nostri brand hanno tutti standard qualitativi molto elevati e sono quasi esclusivamente made in Italy.

Molti brand, piccoli e grandi, hanno capito che la sostenibilità è il futuro di questo settore e alcuni hanno scelto di affidarsi a noi per curare questo lato del loro business plan.”

Pensi che il desiderio di indossare abiti sempre diversi e quindi favorire anche un’idea di economia circolare prevalga sul disappunto che si può provare nell’indossare abiti non propri?

“Non abbiamo riscontrato elementi di frizione in tal senso.

Il concetto di ‘possesso passa in secondo piano quando si realizza veramente quanti vantaggi può portare un servizio come il nostro, il problema era più di tipo igienico inizialmente.

Gli abiti di ThePaac sono di tutti e non sono di nessuno allo stesso tempo, questa è stata la chiave di volta della nostra startup: si è creata una community abbastanza forte grazie alla quale i nostri utenti possono scambiarsi vestiti, dritte e consigli.

L’unica cosa su cui è sorto qualche dubbio inizialmente è la questione della pulizia dei capi.

Spesso ci venivano chieste, soprattutto con l’emergenza Covid, cose come: I capi che indosserò sono già stati indossati da altre persone?  

In un’ottica di economia circolare, come nel nostro caso, questo è più che normale, ma non è facile capirlo all’inizio.

Quello che garantiamo noi, però, è uno standard igienico molto elevato ed in realtà nessuna persona normale potrebbe lavare i capi a casa propria come invece li laviamo noi. 

Parlando poi dei vantaggi concreti, un sistema simile permette un forte risparmio per il nostro Pianeta e per il portafogli dei nostri utenti, ma soprattutto permette di rimanere al passo con i trend senza dover aggiornare costantemente il proprio guardaroba” 

Come descriveresti l’utilizzatore target di ThePaac?

“Recentemente abbiamo analizzato i dati relativi alla nostra clientela e ci siamo resi conto di come sia impossibile per noi definire un utente tipo.

Gli utilizzatori di ThePaac vanno dai 25 ai 59 anni e chiaramente ognuno di loro vede nel nostro prodotto e nel nostro servizio qualcosa di diverso.

Un’altra cosa di cui mi sono accorto è che per la prima volta nella storia ci troviamo davanti ad un confronto generazionale in cui sono i più grandi ad avere qualcosa da imparare dai più piccoli: la generazione Z è la prima che riesce ad influenzare le generazioni precedenti.

I più giovani sono stati i primi ad accorgersi di ThePaac, rendendosi conto che si tratta di un servizio a notevole risparmio economico e ambientale.

Considerata tutta questa disparità di età tra i nostri utenti, siamo coscienti di dover lavorare molto alla nostra community per creare uno ‘spazio virtuale accogliente ed affine a tutti.”

La fashion industry rappresenta una delle industrie più inquinanti al mondo. A tuo parere, come dovrebbero comportarsi e, concretamente, che azioni dovrebbero intraprendere le aziende del settore?

“Non è una domanda facile.

Considerando che il settore moda rappresenta il 15% delle emissioni totali e nello specifico l’industria del fast fashion ne è complice per circa il 10%, allora appare chiaro a tutti come sia necessario un cambio di rotta prima di subito.

La moda è sempre stata un punto di riferimento da seguire, però – con il passare del tempo – i trend passano più rapidamente e la gente non ne è mai sazia. 

Negli ultimi anni le aziende stanno investendo tanto in ricerca e nuove tecnologie e questo è senz’altro un bene, ma si dovrebbe dedicare maggiore attenzione ai processi produttivi e soprattutto allo smaltimento dei rifiuti.

Un’altra tematica cui le imprese dovrebbero dedicarsi maggiormente è quella della trasparenza del prodotto: conoscere con quali processi produttivi, con quali materiali e da quale provenienza è nato un capo di abbigliamento significa dare maggiori garanzie e maggior coscienza ai propri clienti.

Le regole del mercato stanno cambiando ed il cliente sta passando dall’essere spettatore a protagonista: ormai sono le aziende a sentire la necessità di rivedersi e avvicinarsi ai propri clienti e non più solo il contrario.”

Quanti sono, ad oggi, gli utilizzatori di ThePaac e quali sono gli obiettivi previsti per il prossimo futuro? 

“Attualmente la risposta numerica è veramente incredibile: ThePaac conta circa mille utenti e altrettanti visitatori del sito che potrebbero presto diventare nuovi clienti.

Come ogni azienda, anche noi siamo stati rallentati dalla pandemia: aggiornare il proprio guardaroba non rappresenta più una necessità impellente se non si può uscire.

Abbiamo grandi progetti in cantiere e soprattutto grandi aspirazioni, ma non voglio parlarne in maniera troppo approfondita per una questione scaramantica.

Posso dire che sicuramente le tematiche da approfondire sono la customer experience, la digitalizzazione e soprattutto la comunicazione.

Per il futuro, ci piace immaginare uno store fisico oltre al sito, uno store che potrebbe diventare un luogo dove accogliere ed educare i nostri clienti a tematiche sensibili, come nel caso dei problemi climatici.

Per ora i numeri stanno dando ragione a ThePaac e speriamo di poter fare sempre meglio e puntare sempre più in alto.”

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