Transizione ecologica e scarti edilizi: in campo per il futuro dell’economia circolare

108

La transizione verso un’economia circolare è al centro della strategia europea per garantire una crescita sostenibile e compatibile con l’ambiente. Un sistema, quello dell’economia circolare, che permette ai prodotti di mantenere il loro valore aggiunto il più a lungo possibile, in modo che le risorse restino all’interno del sistema economico. Così facendo, un prodotto può essere utilizzato più volte e creare nuovo valore.
La sostenibilità ambientale è uno degli obiettivi primari da perseguire in vista dei 17 obiettivi posti dall’Agenda 2030, in particolare per quanto riguarda la produzione e la gestione dei rifiuti.
I rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione – C&D Construction and Demolition – rappresentano una quota significativa del problema “produzione rifiuti”.
Per questo motivo il riciclaggio dei materiali da costruzione e demolizione è sottoposto ad un obiettivo vincolante a livello comunitario.
Nella gestione dei rifiuti derivanti da costruzione e demolizione e da attività che producono inerti, diviene necessario definire strumenti che permettano di produrre materiali riciclati con elevate caratteristiche di prestazione, riducendo così la quantità di materiali destinati alla discarica.

Non è da sottovalutare la fase di produzione del rifiuto che va strutturata garantendo il più possibile la separazione dei rifiuti pericolosi da altre tipologie per consentire recupero e qualità dei prodotti e di conseguenza un reale beneficio per l’ambiente.
Secondo le stime in Italia vengono riciclati solo il 10% dei rifiuti edili, contro il 90 e l’87 di Olanda e Belgio, e vengono prodotti circa 45 milioni di tonnellate di rifiuti inerti.

Cosa sono i rifiuti inerti?

I rifiuti inerti sono principalmente prodotti dalle imprese edili.
Si tratta di mattoni, tegole, lastre di cemento, sanitari in ceramica senza parti metalliche, etc.
Le ditte edili sono fornite di mezzi per smaltire tali rifiuti in modo autonomo.
A differenza dei rifiuti solidi e speciali, gli inerti non costituiscono una minaccia per l’ambiente, anche se impiegano molto tempo per essere smaltiti. Per questo motivo vengono destinati ad aree di stoccaggio e recupero, dove sono trattati in completa sicurezza. In base alla tipologia dei rifiuti gli inerti sono destinati ad impianti specifici.
I rifiuti inerti destinati al recupero ambientale devono essere controllati minuziosamente per escludere la pericolosità degli stessi, garantendo un alto standard di sicurezza. Non devono, infatti, rilasciare elementi che possono contaminare l’ambiente in cui si trovano, per questo sono sottoposti ad un’analisi che sia in grado di constatarne la sicurezza.

Il potenziale del riciclo dei rifiuti inerti e la posizione dell’Europa

I rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano uno dei maggiori flussi di rifiuti in tutta Europa, un importante tassello dell’economia circolare. L’Ue, infatti, ne prevede alti tassi di riciclo, anche se non sono ancora stati raggiunti se non in pochi paesi membri.
Il settore europeo dell’edilizia dovrà essere ancora più ambizioso nelle sue pratiche di gestione dei rifiuti se vorrà abbracciare pienamente l’economia circolare. È quanto emerge dal rapporto “Construction and demolition waste: challenges and opportunities in a circular economy.
Il report evidenzia quanto sia importante non solo il quantitativo di rifiuti edili riciclati o riusati ma la qualità del riciclaggio. Ad oggi, nella maggior parte dei casi questi materiali, una volta riciclati, perdono parte del loro valore, tanto che si parla di downcycling, recupero di basso grado.

I rifiuti edili hanno un grosso potenziale di riciclo, un potenziale che la normativa europea invita ad osservare al fine di conseguire obiettivi sempre più specifici, come:
la riduzione dei rifiuti prodotti
– l’eliminazione delle sostanze tossiche presenti nei materiali da costruzione
– l’abbattimento delle emissioni di gas serra relative alla gestione dei rifiuti edili
– il raggiungimento di un’alta percentuale di riciclo, soprattutto in termini di qualità.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante, perché non basta avviare al recupero grosse quantità di rifiuti edili, conta anche la qualità del riciclo/recupero a cui questi vengono destinati. Tra le operazioni di recupero più comuni per i rifiuti edili ci sono il riempimento e l’impiego di inerti per la realizzazione di fondi stradali.

Downcycling dei rifiuti edili: perché l’UE vuole evitarlo

Downcycling, o riciclo a basso grado, è il processo che permette di convertire materiali di scarto o prodotti inutili in nuovi materiali o prodotti di minore qualità e ridotta funzionalità. Il downcycling riesce ad evitare lo spreco di materiali potenzialmente utili, ridurre il consumo di nuove materie prime, il consumo di energia, la contaminazione dell’aria e dell’acqua, ma soprattutto la riduzione dell’emissione dei gas a effetto serra, rispetto alla produzione vergine. Un chiaro esempio di downcycling è il riciclaggio di plastica, che trasforma il materiale in grado minore.
Il tipo di riciclo è molto importante nell’ottica di perseguimento degli obiettivi di economia circolare. Bisogna evitare il riciclaggio di basso valore che non garantisce alla materia di mantenere il suo flusso nel tempo e dà vita a prodotti che possono essere scadenti e difficilmente assoggettabili a nuovi processi di riciclaggio.

La normativa europea nell’affrontare il tema dei rifiuti edili si sofferma sui seguenti principi:

– la prevenzione, il cui obiettivo è ridurre la mole di rifiuti prodotti
– la riduzione, ancora meglio l’eliminazione, di tutte le sostanze tossiche presenti nei materiali da costruzione
– l’alta percentuale di riciclaggio, non solo quantitativa ma anche qualitativa
– l’abbattimento delle emissioni a effetto serra prodotte dalla gestione dei rifiuti edili.

Nella Direttiva 2018/851/UE, recentemente recepita dall’Italia, l’Unione invita gli Stati membri ad adottare misure volte alla promozione della demolizione selettiva e di pratiche utili a facilitare la rimozione sicura, il riuso e il riciclaggio di alta qualità di rifiuti e materiali edili.

Edilizia e ambiente: le imprese di costruzione privilegiano l’approccio green

Ogni fase di vita di un edificio – progettazione, produzione, utilizzo, demolizione e gestione dei rifiuti – può essere ottimizzata per favorire la riduzione delle emissioni di gas serra dei materiali da costruzione. È anche per questo motivo che lo Stato promuove la riqualificazione degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi più efficienti.
Rendere gli edifici più circolari nel corso del loro ciclo di vita significa progettarli e utilizzarli in maniera efficiente, per poi continuare a sfruttare le potenzialità dei loro materiali quando saranno demoliti, evitando così di acquistarne dei nuovi.
Secondo lo studio effettuato dall’Agenzia europea per l’ambiente, tra le azioni che le imprese di costruzione possono compiere per contribuire alla riduzione delle emissioni dei gas serra degli edifici c’è quella relativa alla scelta dei materiali. Calcestruzzo, cemento e acciaio, considerati sempre più spesso materiali da evitare, sono stati sostituiti da materie prime che possono essere destinate a processi di uprecycling.
Altra scelta fondamentale riguarda quella del partner a cui si affidano i rifiuti edili prodotti a seguito dell’attività di costruzione e/o di demolizione. È giusto premiare chi lavora nel rispetto dell’ambiente ed è in grado di offrire un servizio innovativo e sostenibile e, fortunatamente, sono già molte le imprese che privilegiano questo approccio, andando così a soddisfare esigenze di risparmio energetico ed economico.

Tralaltro proprio in Italia abbiamo un mirabile esempio di impegno green nel settore dell’edilizia. Lo Juventus Stadium, stadio di proprietà della Juventus con sede a Torino, è stato concepito come una fenice che rinasce dalle sue ceneri: lo stadio è stato pensato fin dal principio per essere ricostruito partendo dai rifiuti provenienti dalla demolizione del vecchio stadio. Per il nuovo stadio sono stati utilizzati 40mila metri cubi di calcestruzzo frantumato come sottofondo, 5mila tonnellate di acciaio, 2mila tonnellate di vetro e 300mila tonnellate di vetro. Inoltre lo Stadium presenta una serie di soluzioni innovative per il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti rinnovabili e la riduzione dello spreco dell’acqua.

Articolo precedenteImportazione rifiuti Unione europea: dalla Cina arriva il divieto
Articolo successivoSvolta per gli impianti sportivi: interventi di efficienza energetica per ripartire