Importazione rifiuti Unione europea: dalla Cina arriva il divieto

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“Oggi i rifiuti sono una risorsa tanto quanto l’acqua, il carbone e il petrolio e quindi vanno sfruttati”

Il 1 gennaio 2021 è entrato in vigore il divieto di importazione di rifiuti e materie prime seconde in Cina.
Già nel 2017 era stato imposto il divieto di importare 24 tipi di rifiuti solidi, tra cui carta non differenziata, tessuti, plastica.
Fino al 2017 la Cina si occupava di circa la metà dei prodotti riciclati del mondo, parliamo di 45 milioni di tonnellate, tra carta, metalli e plastiche. Al 2020 si contavano poco più di 8 tonnellate, un calo vertiginoso.
Saranno quindi vietati lo scarico, il deposito e lo smaltimento di rifiuti esteri in territorio cinese.

Tra economia ed ecologia: da dove nasce la decisione della Cina

Non si tratta solo di politica, ma di una vera e propria strategia industriale, che fa riferimento alle promesse sulle emissioni zero da raggiungere entro il 2060.
La Cina, infatti, rappresenta uno dei Paesi con più alto livello di impatto ambientale a causa delle emissioni climalteranti. Il suo impegno a favore dell’ambiente cresce così come la consapevolezza della questione ecologica. Già è stata attuata qualche iniziativa, come i sacchetti biodegradabili vietati da gennaio nelle grandi città e proibizioni sull’utilizzo di materiale non riciclabile.
In Cina è cresciuta la produzione di scarti interni, per questo motivo si occuperà esclusivamente dei suoi rifiuti solidi: circa 215 milioni di tonnellate l’anno, che poi finiscono tra inceneritori e discariche. Già dal 2019 ha concentrato nuove risorse economiche, oltre 15 miliardi di euro, per una gestione più efficace dei propri rifiuti. Undici città e cinque aree metropolitane sono state selezionate per avviare programmi di rifiuti zero, di riciclaggio e riduzione degli scarti.

La raccolta differenziata è importante in quanto rende più sostenibile l’espansione economica della Cina

Questo è quanto sostiene il presidente cinese Xi Jinping.

Si all’ecologia, ma anche economia. In Cina i raccoglitori di rifiuti sono milioni!
Nel 2019 la raccolta differenziata è diventato uno dei temi più discussi in tutta la Cina. Le regole poco chiare hanno suscitato perplessità nei cittadini, tanto che la città di Shanghai ha diffuso 100 mila pacchetti di carte da gioco con i semi suddivisi a seconda delle categorie dei rifiuti: le picche sono l’indifferenziato, i cuori i rifiuti pericolosi, i fiori l’umido e i quadri i prodotti riciclabili, come vetro e lattine. Inoltre, la raccolta è stata complicata dal fatto che in alcune aree della città i rifiuti devono essere portati in appositi centri, dove ogni cittadino si deve identificare con un codice per dimostrare di aver effettuato la differenziata secondo le regole.

Stop ai rifiuti in Cina: da problema a opportunità per l’Unione europea

La produzione di plastica va sicuramente ridotta ed in effetti l’Ue, seguendo l’esempio cinese, si è attivata già anni fa, iniziando con la restrizione sui sacchetti di plastica nel 2015 alla più recente messa al bando di alcuni prodotti di plastica usa e getta. Ovviamente, per trarre il massimo rendimento dalla plastica è necessario stimolare il mercato ad aumentare la domanda di prodotti riciclati.
Su questo punto interviene il presidente di Corepla: in Italia produciamo ogni anno 2,2 milioni di tonnellate di plastica e il nostro sistema ne recupera oltre l’80%. Grazie al sistema del pagamento di un contributo ambientale da parte dei produttori, che varia a seconda di come è costruito l’imballaggio, è possibile raccogliere, selezionare e rivendere la plastica riciclabile tramite aste, restituendo ad ogni Comune che fa la raccolta differenziata una somma specifica per tonnellata.
Bisogna considerare lo stop della Cina come un’opportunità per l’Ue, così da iniziare a pensare di ridurre drasticamente alcune tipologie di produzioni e scarti di materiali.

Plastic Strategy dell’Ue: proteggere il pianeta e responsabilizzare le imprese

“Non possiamo vivere senza la plastica, ma la plastica ci può anche uccidere se non cambiamo le nostre politiche – ha affermato Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea. Vietare la plastica tout-court è impossibile, ma possiamo costruire un’economia che renda redditizio riciclarle evitando che finiscano nei nostri oceani”.

Nel 2018 è stata presentata la Plastics Strategy che si inserisce nel processo di transizione verso un’economia più circolare.
Tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’Ue saranno riciclabili entro il 2030, l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l’uso intenzionale di microplastiche sarà limitato.
Ogni anno in Europa si generano 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ma meno del 30% è raccolta per essere riciclata.
Lo scopo della Strategia è cambiare il modo in cui le materie plastiche sono prodotte, utilizzate e gettate, così da poter cogliere i vantaggi economici derivanti da un approccio più circolare e più attento all’ambiente e alla salute dell’uomo.

Dall’Italia all’Europa, passando per la Cina: la destinazione dei rifiuti italiani

Fino al 2018 quasi la metà dei rifiuti plastici esportato dall’Italia era destinato ad impianti cinesi; si trattava dello scarto della raccolta differenziata di plastica.
Per scarti si intende la plastica di bassa qualità e proprio questi scarti venivano spediti in Cina in impianti che, come spiega Claudia Silvestrin direttrice di Polieco – consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene – risultavano fatiscenti, spesso inesistenti o privi di sistemi di sanificazione e lavaggio.
Ciò comportava la creazione di container pieni di plastica spediti dall’Italia alla Cina, che però poi tornavano indietro in Europa sotto forma di oggetti (giocattoli, contenitori, biberon per neonati) realizzati con plastica contaminata.

Chi si occuperà della gestione dei rifiuti dell’Italia?

Dopo il bando cinese, nel 2018, si sono aperte nuove destinazioni per i rifiuti dell’Italia.
I rifiuti in plastica, infatti, erano esportati verso la Malesia, la Turchia, il Vietnam, la Thailandia, lo Yemen. Tutti Paesi che non hanno un buon sistema di recupero e riciclo efficiente, nonostante la normativa del Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006 n. 103 faccia riferimento a rifiuti che dall’Europa possono essere esportati solo in Paesi in cui sono trattati secondo norme equivalenti a quelle europee in merito al rispetto dell’ambiente e della salute umana.
Non sempre le tonnellate di plastica dirette in questi Paesi lo sono in modo legale.
A fine novembre, infatti, nel porto di Cagliari sono stati posti sotto sequestro due container carichi di rifiuti plastici: venivano spediti in Turchia come materiale ex novo per l’industria della plastica ma in realtà si trattava di rifiuti plastici provenienti da operazioni di trattamento.
Dopo il blocco da parte della Cina pare vi sia stata un’intensificazione di queste esportazioni.
Oggi, in base alle nuove regole stabilite dall’Unione europea, solo i rifiuti di plastica pulita – cioè riciclabili – possono essere esportati in Paesi che non fanno parte dell’OCSEOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Rifiuti di plastica e riciclaggio: perché l’Europa si rivolge ad altri Paesi?

La produzione di plastica è aumentata esponenzialmente in pochi decenni. Come abbiamo già detto, nel 2018 l’Ue ha adottato delle misure per ridurre la quantità dei rifiuti di plastica.
È importante capire che fine facciano gli scarti che ugualmente si generano e cosa fare per aumentare il tasso di riciclaggio dei rifiuti in plastica.
Di tutti i rifiuti di plastica generati, la media europea di quella raccolta per il riciclaggio è di solo il 30%, con differenze da Paese a Paese.
Metà della plastica raccolta per il riciclaggio viene esportata per i seguenti motivi:
mancanza di strutture, di tecnologia o di risorse finanziarie adeguate a trattare localmente i rifiuti.
Inoltre, il riciclaggio della plastica è ostacolato anche da qualità e prezzo dei prodotti riciclati, se paragonati a prodotti nuovi.
Le aziende che trasformano la plastica hanno bisogno di un quantitativo elevato di plastica riciclata, la produzione deve rispondere a specifiche di controllo severe e il prezzo deve essere competitivo.
La diversità dei materiali di plastica grezzi complica i processi di riciclo, andando ad incidere su costo e qualità del prodotto finale. Per questo motivo la domanda per la plastica riciclata è di solo il 6% di quella complessiva per la plastica in Europa.

Le soluzioni per aumentare i tassi di riciclaggio: incentivare il mercato all’uso della plastica riciclata

Il fatto che in Europa vi sia una percentuale così bassa di riciclaggio di plastica implica grosse perdite sia per l’economia sia per l’ambiente.
Si stima che il 95% del valore dei materiali per imballaggio di plastica si perda nell’economia dopo un ciclo di primo utilizzo molto breve.
Ogni anno la produzione e l’incenerimento della plastica nel mondo emette circa 400 milioni di tonnellate di CO2 e di certo gran parte di esse può essere evitata con un riciclaggio più efficace.
Gli eurodeputati nella Plastics Strategy hanno indicato che tutti i rifiuti di imballaggi in plastica devono essere riciclabili entro il 2030.
Ma ciò su cui focalizzano maggiormente l’attenzione è trovare delle soluzioni che incentivino il mercato all’uso della plastica riciclata:
– creare standard di qualità per la plastica secondaria
– creare certificazioni che incoraggino industrie e consumatori
– introdurre regole obbligatorie sulle quantità minime di contenuto riciclato all’interno di determinati prodotti
– incoraggiare gli stati membri a introdurre una riduzione dell’IVA sui prodotti riciclati.
Fra le proposte approvate il Parlamento europeo ha posto l’obiettivo di raggiungere entro il 2029 la raccolta del 90% delle bottiglie di plastica – ad esempio attraverso il sistema dei vuoti a rendere – e l’obbligo di etichettatura per i prodotti di tabacco con filtri, bicchieri di plastica, assorbenti igienici, salviettine umidificate, in modo che si sappia come smaltirli correttamente. Infine, è stato stabilito che una parte del materiale utilizzato per produrre le bottiglie di plastica debba provenire dalla plastica riciclata in percentuali pari al 25% entro il 2025 e al 30% entro il 2030.

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 devono rappresentare un nuovo inizio e la riduzione di plastica e microplastiche è solo uno dei passi da compiere; da est ad ovest tutti i paesi sembrano aver colto l’importanza di preservare la sostenibilità ambientale.

“Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, una vera rivoluzione culturale, sociale, economica e politica. Un cambiamento di sistema per ottenere soluzioni efficaci per salvare il nostro caro pianeta.” (Aran Cosentino)

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