Nautica sostenibile: tra i segreti per ridurre l’inquinamento marino

241

Mari e oceani ricoprono il 70% circa della superficie terrestre e hanno un ruolo importantissimo sia per lo sviluppo economico sia per l’equilibrio ambientale del pianeta.
Del resto hanno sempre avuto un ruolo significativo nell’economia europea, soprattutto grazie ai settori del turismo costiero, dell’estrazione di petrolio e gas in mare aperto, pesca e navigazione.
La navigazione internazionale produce circa 1 miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra ogni anno, pari al 3% delle emissioni globali annuali.
L’IMO – International Maritime Organization – ha fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni navali di CO2 di almeno il 50% entro il 2050, con un’intensità di carbonio ridotta del 40% entro il 2030.
E per far sì che ciò si realizzi, diventa sempre più urgente il bisogno di una spinta ambientale nel settore nautico.

Nautica sostenibile: impegni concreti per sostenere, sviluppare e valorizzare le risorse a disposizione

Il concetto di nautica sostenibile si fonda su principi condivisi dalle istituzioni e dagli operatori del settore.
Le coste ed il mare sono una risorsa primaria da valorizzare e tutelare per le generazioni future, così come le attività socio-economiche ad essi correlate. La navigazione da diporto – a scopo sportivo, ricreativo, commerciale – ha bisogno di norme che siano commisurate ai reali impatti che provoca sul mare e sulle coste.
Promuovere la nautica sostenibile significa investire in tecnologie più idonee a garantire lo sfruttamento del mare e delle attività costiere da parte dell’uomo, sia per il turismo sia per il trasporto. Infatti, attualmente le attività di ricerca e sviluppo in tema si concentrano proprio sul miglioramento delle tecnologie esistenti.

“Le emissioni del trasporto marittimo sono cresciute a un ritmo allarmante e potrebbero aumentare della metà entro il 2050 in assenza di azioni concrete”, ha commentato Faig Abbasov di T&E – Transport and Envirnment – “Ora è il momento giusto per l’Unione Europea di portare avanti il suo piano per far entrare il settore nel mercato del carbon comunitario, adottando rapidamente anche gli standard per la CO2 richiesti dal Parlamento europeo”.

Il settore nautico è fortemente dipendente da combustibili fossili ed è responsabile di più del 40% dell’inquinamento atmosferico sulla Terra. È necessario l’utilizzo di carburanti meno inquinanti e l’adozione di tecnologie innovative, in direzione dell’economia circolare in grado di aiutare lo sviluppo di una nautica sostenibile e più green.

Ricerca, partecipazione e consapevolezza contro la dispersione della plastica in natura e in mare

Il WWF si impegna per promuovere un’economia circolare basata sulla riduzione dei consumi, sul riutilizzo, sulla ricerca di prodotti alternativi a minor impatto, sul miglioramento della gestione dei rifiuti, sull’incremento del riciclo e sull’ampliamento del mercato delle materie secondarie.

Inquinamento marino da plastica

La plastica è presente nella nostra vita in quantità talmente elevata da rappresentare un problema serio per l’ambiente, soprattutto a causa del modo in cui è gestita da parte dell’uomo.
L’inquinamento peggiore da plastica è quello invisibile: la microplastica.
Gran parte dell’inquinamento marino è causato dalla presenza di micro granuli di plastica, particelle minuscole rilasciate dagli oggetti che si decompongono, dai saponi e dai cosmetici che finiscono in mare.
Il Mar Mediterraneo è un bacino quasi chiuso, dove le correnti fanno tornare sulle coste l’80% dei rifiuti di plastica con il risultato che per ogni chilometro di litorale se ne accumulano oltre 5 kg al giorno.
Solo poco più del 20% della plastica prodotta è stato riciclato o incenerito e molta, purtroppo, è finita in mare. Oggi, si contano circa 150 milioni di tonnellate di plastica in mare.
Uccelli, pesci, balene, tartarughe, mammiferi marini ogni anno sono vittime di rifiuti di plastica che vengono scaricati negli oceani; gli effetti nell’apparato digerente sono quasi sempre mortali.
Dobbiamo imparare a ripensare in modo radicale al nostro rapporto con la plastica; è un dovere della società, in quanto la maggior parte deriva direttamente dai nostri consumi.

Trasformare la plastica in carburante: da rifiuto a risorsa

A tal proposito, è stato ideato un prototipo portatile capace di trasformare, a costo contenuto, i rifiuti plastici presenti in mare in carburante per imbarcazioni, attraverso un processo chimico che decompone i materiali tramite calore, in assenza di agenti ossidanti.

Il progetto si chiama marGnet – Mapping and recycling of marine litter and ghist nets on the sea-floor, coordinato da Ismar e finanziato dal Fondo per la pesca marittima dell’Unione europea tramite il Bando per l’economia blu sostenibile.

Le prime sperimentazioni sono state avviate nella laguna di Venezia e nell’arcipelago di Cherso e Lussino, in Croazia. Sono state effettuate attività di monitoraggio e quantificazione dei rifiuti depositati sui fondali, così da poter poi procedere al recupero e al riciclo chimico.
Dal prototipo sono stati ricavati tre tipi di carburante:
– uno leggero e di alta qualità che può essere utilizzato per la produzione di nuovi polimeri vergini;
– il gasolio marino
– un olio combustibile intermedio.

Obiettivi ambiziosi per la riduzione della CO2 a livello globale

L’azienda Autogas Italia, insieme ad Ecomotive Solutions del Gruppo Holdim, ha effettuato più di 3.000 conversioni bi-fuel sulle imbarcazioni, consentendo prestazioni inalterate con un abbattimento degli inquinanti CO, HC e NOX.
Da diversi anni è impegnata nello sviluppo di sistemi che, applicati a motori fuoribordo, permettono il loro funzionamento bifuel benzina Gpl e in alcune applicazioni anche solo a Gpl.
Una trasformazione che ha impatto sostenibile soprattutto negli allevamenti di pesca, in quanto consente lo spostamento tra le vasche di allevamento mantenendo le acque pulite per un pescato di maggior pregio e qualità.

Carbon Capture Ocean: arriva il progetto cattura CO2

Mitsubishi Shipbuilding è un gruppo di colossi giapponesi che ha ideato il progetto CC-Ocean “Carbon Capture on the Ocean”, per realizzare la prima nave cattura CO2 al mondo: l’obiettivo è sviluppare tecnologie e sistemi per catturare le emissioni CO2 dai gas di scarico delle attrezzature marine e delle navi.
Il progetto è partito dallo studio di identificazione dei rischi per la creazione dell’impianto dimostrativo, che sarà prodotto a metà del 2021 e installato poi, a seguito di test operativi in fabbrica, a bordo di una nave carboniera per Tohoku Electric Power Co, società giapponese specializzata in produzione e distribuzione di energia elettrica.

Dagli scarti del pesce al biogas in Norvegia

Nel 2018 è stata inaugurata la prima stazione di servizio per biogas liquido e compresso a Furuset, vicino Oslo. Questo biogas liquido – LGB – è prodotto da scarti di pesce e rifiuti organici provenienti dagli allevamenti di pesce e può sostituire benzina, diesel e gas naturali.
La compagnia norvegese Hurtigruten, specializzata in crociere nei mari del Nord, ha annunciato la collaborazione con la raffineria Biokraft per la conversione di parte della flotta ad alimentazione ibrida.
L’utilizzo di biogas non è una novità nel settore dei trasporti, ma lo è nel comparto navale. I rifiuti possono diventare delle risorse, una volta trasformati in carburanti rinnovabili, puliti e di qualità.
La Norvegia, tra l’altro, ha annunciato che dal 2026 vieterà alle navi che utilizzano carburanti inquinanti di entrare nelle sue acque e, entro il 2030, consentirà la navigazione solo alle navi ad emissioni zero.

 

Articolo precedenteClimate Pledge Friendly: il “modello commerciale sostenibile” di Amazon
Articolo successivoImportazione rifiuti Unione europea: dalla Cina arriva il divieto